“Un
sirtaki in riva al mare”. Andrea Oppure editore. Roma, 1999.
II edizione
2005
Lasciamo parlare
l’autore del libro, che, in occasione di una delle sue presentazioni
in pubblico, così si espresse:
“Che cosa mi ha spinto a scrivere, per di più affrontando
una prova così impegnativa come quella di un romanzo? Come
quasi tutte le prime opere, “Un sirtaki in riva al mare”
ha forti connotati autobiografici e riflette il mio stato d’animo
di quel periodo, gli anni novanta. Quello è stato un periodo
in cui sono stati rapidamente spazzati via anni (una trentina) di
storia, senza che su di essi vi sia stata una sufficiente riflessione
critica. Si trattava di una rimozione, più che di una revisione
basata su un giudizio storico e politico. Ebbene, io sentivo il
peso insopportabile di un declino troppo rapido degli ideali nei
quali avevo creduto così fermamente e per i quali avevo lottato.
E questo si accompagnava all’inevitabile declino fisico dell’età,
che spinge naturalmente ai bilanci e alla riflessione. Sentivo che
il mio disagio era di moltissimi della mia generazione e allora
decisi di tentare di esprimermi, per comunicare il mio stato d’animo.
Un bisogno di comunicare, di scambiare sensazioni, idee e opinioni
che sta accompagnando tutta la mia attività letteraria. E’
questa la ragione principale per cui amo discutere con i miei lettori
e presentare i miei libri dovunque ve ne sia la possibilità:
in libreria o nel corso di manifestazioni culturali o politiche”.
Resta solo una cosa da aggiungere: come tutti i gialli, questo romanzo,
ambientato tra l’altro in un contesto che può risultare
molto familiare (un ambiente di lavoro con computer e obiettivi
da raggiungere anche quando non sono di limpida chiarezza) ci cattura
fino alla conclusione.
Linda Figliozzi
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