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Venerdi
28 Aprile |
Presentazione
di “Sala d'attesa” di Alessandra Perna e “Sedici
demoni”
di Hale Reiner editi da Kal Editore
h. 18.00 |
C’e’
una parte di noi che viaggia al di fuori del nostro quotidiano e
spesso ci isola incosciamente.
Chi non ha mai incontrato la propria memoria , in un punto determinato
della propria esistenza, proprio quando tutto apparentemente si
muoveva nella banalita’ della conseguenzialita’ delle
abitudini, non ha scavato mai nel proprio io e in quei tesori dell’anima
pura.
L’io incatenato, imprigionato dalla condizione imposta di
essere comunque qualcosa è il mostro di questo secolo. Strano,
ma ci sarebbero tutte le condizioni per essere felici e stare bene,
basterebbe solo far passare un filtro tra il sogno e la realta’;
invece i fantasmi inespressi rimangono chiusi, intrappolati nel
labirinto della mente.
Ecco quello che succede in “Sala d’attesa”: il
gioco incomincia a seguire i tormenti dell’anima, e non solo.
Forte e’ il desiderio di comunicare con l’esterno, la
propria condizione, ma la paura blocca ogni tentativo di riuscita.
Per fortuna o per caso, c’e’ l’occhio vigile,
vecchio e sensibile dell’autrice che ha superato certi labirinti
e si e’ spinta oltre, rendendo la soluzione autentica nella
rivelazione, prima, e, nella compiutezza, dopo.
La comunicazione e’ l’arte di esprimere se stessi in
condizioni estreme ed essere capiti. Siamo in un’epoca evolutiva,
estremamente tecnologica, eppure non riusciamo a trasmettere i segnali
nascosti dell’anima che e’ stanca di mascherarsi solo
per convincere gli altri di piacere a tutti i costi.
E così fingiamo di essere cio’ che non potremmo mai
essere, e la comunicazione esterna e’ inespressiva, vuota,
senza vita.
I fantasmi imprigionati in questo caos si ribellano alle costruzioni
vagando nei labirinti della mente.
Chi veglia su chi?
(Presentazione
di Stefania Calandra) |
Il
classico pugno nello stomaco, che non hai idea da dove sia partito.
Un dolore disorientante. “Sedici demoni” mi ha sferzato,
disgustato, incuriosito, stupito, annoiato, irretito, commosso.
Un testo teatrale. Forse. “Sedici demoni” sembra sfuggire
alle classificazioni. Se la narrazione non si colloca ordinatamente
nel tempo e nello spazio (o almeno questa è la sensazione che
porta con sé la lettura), la definizione di genere è
ancora più complessa. Sono pagine che vale la pena leggere,
questo è l’unico dato certo. Poesia, letteratura, teatro,
prosa, cinema. In “Sedici demoni” troverete un po’
tutti questi ingredienti.
Una “quindicina di anime in pena”, uomini e donne viaggiano
verso l’inferno e lo vivono fino alla morte. Un viaggio in un
vagone che odora di Olocausto, di male assoluto. Di morte ancora in
vita.
Un viaggio nel quale viene a galla il peggio delle paure, dei rimorsi,
dei desideri, delle emozioni di ognuno dei protagonisti.
Tutto si riversa senza apparente organicità, ognuno segue il
suo filo. Ognuno con il suo demone.
Il “prologo” e le “note finali” sono fondamentali.
Prima di iniziare la lettura leggete il primo più volte. Al
termine, fate altrettanto con il secondo.
Hale Reiner è un autore giovane, alla fine della lettura stenterete
a crederlo.
“Sedici demoni” è per palati fini.
Sante Altizio |
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