Il
libro
Una serie di storie, raccontate in prima persona, di lesbiche italiane
e dei loro amori, nella tradizionalista e perbenista Italia degli
Anni Cinquanta. Amori vissuti nella clandestinità, spesso
coperti dalla rispettabilità di un'amicizia, consumati in
fretta, a casa, con l'alibi di un invito a cena tra conoscenti o
tra vicine di casa, in assenza dei mariti. Amori che non potevano
mai uscire al di fuori delle mura domestiche per evitare lo scandalo
o, ancora peggio, le cure psichiatriche imposte a chi era anche
solo sospettata di lesbismo, una prassi tristemente molto diffusa
in quegli anni per "curare" quella che era considerata
a tutti gli effetti una malattia mentale.
Le protagoniste confessano oggi i segreti occultati dalle leggendarie
tendine di pizzo della provincia italiana. Queste impeccabili donne
di casa, sotto la patina dell'angelo del focolare, seducevano e
si lasciavano sedurre con la scusa di un invito a cena o di un tè
con i pasticcini, rigorosamente fatti in casa, naturalmente.
Sono ricordi divertenti e divertiti di come si aggiravano le regole
e si riusciva ad essere se stesse, pur recitando sempre impeccabilmente
in pubblico la parte della donna modello, quella dei rotocalchi
femminili che tutti conosciamo. Del resto, gli Anni Cinquanta sono
stati così un po' per tutti e questi racconti mettono garbatamente
in rilievo l'ipocrisia e la retorica dell'Italia dei valori democristiani,
della famiglia, del benessere borghese del dopoguerra.
Una serie di testimonianze su un argomento ancora in parte tabù,
come il lesbismo in Italia, narrato con ironia e con il gusto di
raccontare il proibito, l'illecito, il sotterfugio scanzonato, la
marachella. Il tutto accompagnato dalle ricette dei manicaretti
di altri tempi che accompagnavano queste scappatelle e a cui il
ricordo è associato indelebilmente; il cibo, altra fonte
di piacere, diventa simbolo della riconquista del piacere negato
e della propria sessualità da parte di queste donne che hanno
sfidato il decennio più moralista e castigato del XX secolo.
Ed è anche ironico in sé ed in qualche modo simbolico
di quegli anni che le ricette più antiche e più tradizionali
della cucina italiana siano state la copertura giudicata più
adatta per occultare la trasgressione.
L'autrice
Gabriella Romano è nata a Torino. Ha lavorato come giornalista
per La Gazzetta del Popolo, RAI Radio 3 e varie riviste di musica
classica e teatro. Nel 1987 si è trasferita a Londra dove
ha lavorato nel campo della produzione, ricerca e regia televisiva,
collaborando per numerose emittenti e compagnie di produzione inglesi,
italiane, statunitensi e canadesi. Al termine di un master di regia
del documentario, conseguito al Goldsmiths' College di Londra, ha
realizzato un documentario per la BBC 2, intitolato "A Son
of the Desert". In seguito ha realizzato come indipendente
numerosi documentari, tra cui "Pazza d'Azzurro" (1996),
vincitore del Premio del Pubblico al Festival "Immaginaria"
di Bologna nel 1997 e della Menzione Speciale al Festival di Cinema
Gay e Lesbico di Milano, sempre nel 1997; "L'Altro Ieri"
(2001), sull'omosessualità femminile durante il fascismo
e "Ricordare" (2003), documentario di storia orale sull'esperienza
dei gay italiani durante il regime. Il suo video didattico "Lesbian
Health Matters" (Questioni di Salute Lesbica) ha ottenuto la
Menzione Speciale al Concorso indetto dall'Ordine dei Medici Britannici.
Tornata in Italia, oltre a collaborare con varie emittenti britanniche
da Roma, nel 2003-2004 ha coordinato la redazione di una TV web,
www.equalportico.it, incentrata su donne, lavoro e nuove tecnologie.
Nel 2005 è stato pubblicato il suo primo racconto nell'antologia
intitolata Principesse Azzurre 3 (Mondadori 2005). |